per i bambini e le bambine home i teatri della salute LA SINISTRA PER CESENA

LA LISTA

COGNOME NOME

1) BAKADOUR FADILA
2) BARBIERI RICCARDO
3) BAREDI MARIA detta ELENA
4) BARUZZI PATRIZIA
5) BATTELLI MARINELLA
6) BENZI ANDREA
7)BOTTI ROMANO
8)FABBRI VALERIA
9) FARNETI PAOLA
10) FLORES CLAUDIA CATERINE
11)GAMBINI ROBERTA
12) GIORGINI BRUNO detto DUMER
13) GOBBI ALVARO
14) MAGALOTTI MAURO
15)MANGIAMELI GIUSEPPINA
16) MANZONI CARLO
17) MARONCELLI MIRCO
18) MISEROCCHI ALESSANDRO
19) MONTEVECCHI PAOLO
20) ORLANDI OTELLO
21) PIERI GRAZIANO
22) RIGHI FRANCESCA
23) RIGHI GUALTIERO detto MAURO
24) ROSSI MAURIZIO
25) ROSSI PAOLO
26) ROVERELLI SIMONE
27) SBARAGLI  GILBERTO
28) SEVERI EMANUELA
29) SOLFRINI ALEX
30)ZITTIGNANI MARIA GRAZIA
Per una Cesena moderna e popolare
 
 
In vista delle prossime elezioni amministrative, le direzioni comunali dei Comunisti Italiani e di Sinistra Democratica si fanno promotrici di una proposta politico-programmatica per il nuovo governo di Cesena.
Quel che ci muove è il senso di una sfida democratica, che guarda in più direzioni.
 
1. Pensiamo, prima di tutto, all’esigenza di garantire alla nostra città un governo moderno e popolare, coerente con la grande tradizione di sinistra che Cesena vanta dall’inizio degli anni Settanta, quella stessa tradizione che ha il merito storico di aver trasformato profondamente la città, irrobustendone la forza economica, la giustizia sociale, la struttura civile, il patrimonio e la vivacità culturale, fino a farne – da angoletto morto della regione, qual era nei decenni del secondo dopoguerra – una realtà di pari dimensioni e dignità rispetto ai più importanti centri emiliani e romagnoli. Consideriamo questi risultati un patrimonio dell’intera città, e anche della nostra storia e della nostra identità. Questi stessi risultati, aggiunti agli sconvolgenti fenomeni nazionali e internazionali degli ultimi tempi, pongono tuttavia anche a noi l’esigenza  e l’urgenza di un grande sforzo di innovazione programmatica. L’ultima legislatura, nel corso della quale siamo stati parte organica della maggioranza e della giunta insieme con i Ds e la Margherita, ha del resto concluso un lungo e importante ciclo storico, volto soprattutto a dotare Cesena di servizi sociali e di infrastrutture fondamentali per il suo sviluppo e la sua vivibilità. Oggi urgono problemi nuovi: l’insorgere di nuove povertà, anche in una realtà avanzata come la nostra; la tenuta  e le prospettive dell’occupazione e del tessuto produttivo locale, in un contesto sempre più difficile di competizione e di divisione del lavoro a dimensione planetaria; il fenomeno dell’immigrazione, che pur senza assumere il carattere drammatico di altre realtà del nostro Paese, richiede anche da noi efficaci strategie volte all’integrazione, al rifiuto di ogni discriminazione, alla lotta senza quartiere contro ogni forma di razzismo e di intolleranza; i problemi ambientali, vera e propria cartina di tornasole di ogni forza che non si limiti ad accettare la logica dissennata e devastante dello pseudoliberismo dominante; una rinnovata attenzione a servizi sociali capaci di far fronte a inedite forme di disagio e di emarginazione, alle quali appaiono sempre più esposte le fasce più deboli della popolazione; l’esigenza di un grande rilancio “culturale”, di una crescita civile democratica, contro la logica dell’imbarbarimento, dell’egoismo, del privilegio, della sopraffazione, che va facendosi largo ovunque in Italia, alimentato dalle scelte, dalla mentalità, perfino dallo “stile” della destra al potere.
 
2. Lo nostra è una sfida che mira al governo della città. Non ci anima nessun rigurgito settario, nessuna tentazione dell’opposizione per l’opposizione. Intendiamo avviare un serrato confronto che guarda al Pd, ad altre forze politiche eventualmente interessate alle nostre proposte e alla collaborazione con noi, alle tante realtà sociali e culturali di cui la società civile cesenate è intessuta. Siamo convinti dell’importanza dei problemi che poniamo e delle proposte che facciamo, ma siamo anche aperti all’ascolto e al confronto. È questa la ragione per la quale ci limitiamo, in questa fase, a presentare non un programma definito e concluso ma solo alcune schede, che indicano le nostre priorità fondamentali, alcune proposte specifiche e, soprattutto, le idee di fondo, le scelte di principio e di valore che le sottendono.
 
3. La sfida, infine, vale anche per noi, per le prospettive della sinistra. Non sottovalutiamo il dibattito nazionale dopo la sconfitta alle ultime elezioni politiche, né le sue tensioni, le sue diversificazioni. Riteniamo tuttavia l’unità della sinistra, qualche che sia la forma che potrà assumere rispettando le esigenze e le sensibilità di tutti, un valore prezioso da praticare e da coltivare. Anche con iniziative autonome e dal basso come questa, nella quale siamo oggi impegnati. La rinascita e il rilancio della sinistra non è una faccenda di parte, è un’esigenza della democrazia italiana.
SCUOLA E CULTURA

Cesena vive una ricchezza e un fermento culturale significativi ed  importanti.
Essi sono il frutto da una parte di una vivacità intellettuale dei cittadini e dall’altra di una politica che negli anni ha saputo valorizzare, stimolare ed incentivare le diverse realtà che nel territorio promuovono cultura. 
Infatti, a fianco di grandi eventi che ruotano intorno alle Istituzioni culturali più importanti della città, come la Grande Biblioteca Malatestiana, il Teatro Bonci, il Centro Cinema San Biagio e altri, Cesena è ricca di associazioni culturali, gruppi sportivi e musicali, teatrali e artistici in generale, che, aggregando uomini e donne di diversa età, sanno proporre alla città iniziative e dibattiti, incontri e seminari, momenti di confronto e di discussione vitali per la crescita e la convivenza tra i cittadini. 
Queste realtà, va sottolineato, garantiscono nello stesso tempo un fondamentale contributo per la tenuta del tessuto sociale della nostra città. Noi pensiamo, in breve, che le contraddizioni che la modernità ci pone di fronte, necessitino ineludibilmente  di conoscenze e approfondimenti culturali.
Diventa quindi oggi più che mai necessario, non tanto per un tradizionale mantenimento delle stesse, ma per una necessità oggettiva, che queste tante realtà culturali possano trovare garantita dalla politica del governo della città, la loro sopravvivenza.

Aggiungiamo, rispetto alle Istituzioni culturali che vanno in qualche modo raccordati per rafforzare l’offerta culturale e turistica della città.


La scuola è il luogo prediletto per la formazione degli individui.
Per questo chi governa le città e la politica che per il governo si propone, non può fare a meno di “avere cura della scuola. “

Fin dai primi anni in cui i bambini e le bambine iniziano a frequentarla.
La nostra città e le amministrazioni che soprattutto tra gli anni ’70 ed ’80 si sono succedute, non solo hanno avuto cura e rispetto politico per esempio per le scuole dell’Infanzia, ma hanno saputo, attraverso una particolare attenzione alla pratica pedagogica, proporre un modello educativo alto, capace di elaborare teorie pedagogiche e modelli educativi all’avanguardia.

Sentiamo che non è più così.

Proponiamo:
•	Che si ripristini presto un ufficio comunale di pedagogia con un dirigente ed un “ufficio di piano” ad hoc.
•	Che si ritorni a parlare e a fare gestione sociale nelle scuole dell’Infanzia comunali.
•	Che il rapporto tra Comune e scuole private (nidi, Infanzia ed elementari) sia verificato dal pubblico sui criteri di qualità pedagogica.

Per l’Università: il problema oggi è l’insediamento in Romagna dei Dipartimenti, che hanno il controllo della spesa – per altro sempre più ridotta - per la ricerca; solo così si può sperare di radicare i docenti, e di rendere davvero produttiva la presenza dell’Università nel nostro territorio; non si tratta solo di aspettare che decida Bologna: si può cercare di mobilitare enti pubblici e privati per proposte di collaborazione, specie verso quelle facoltà e quei corsi di laurea di impianto scientifico, che possono fornire progetti, contributi di idee ecc. legati alla nostra realtà. Del resto l’Ateneo oggi premia proprio quei Dipartimenti che più si dimostrano capaci di reperire risorse esterne....
LAVORO
 
Pur non potendo intervenire in modo importante sui diritti dei lavoratori a livello comunale, è comunque determinante proporre alcune iniziative locali che incentivino il “buon lavoro”, cercando di proporre iniziative di vario genere:
a)    Incentivi per attività ecocompatibili, quali l’installazione di pannelli solari, la ristrutturazione di abitazioni con riduzione delle calorie per metro quadro (tassazione locale progressiva e incentivi), costruzioni di abitazioni con “emissioni zero” e incremento del risparmio energetico, incentivi alla specializzazione in attività ad alto contenuto tecnico e manutentivo per attività che migliorino la qualità della vita;
b)    Rapporti con le associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori per agevolare corsi di formazione ai “diritti del lavoro”, allo sviluppo delle conoscenze sulla sicurezza nel lavoro, con l’obiettivo di ridurre infortuni e morti sul lavoro;
c)    Promuovere, attraverso specifiche iniziative ed incentivi, la costituzione di “giacimenti culturali”, promuovendo la costituzione di associazioni o cooperative di artisti, musicisti, attori, archeologi ecc. al fine di far crescere la “risorsa turismo culturale”
d)    Ricerca e analisi sulle vocazioni industriali locali, e sua promozione attraverso progetti mirati di reinsediamento o di aggiornamento culturale (logistica integrata, agricoltura naturale e riduzione della filiera produttiva, turismo culturale, ambientale e termale.
e)    Costruzione di protocolli per gli appalti di servizi e di attività, in cui il comune garantisca il rispetto dei diritti di chi lavora, e possa colpire chi non rispetta i diritti dei lavoratori attraverso sanzioni esemplari, per incentivare le aziende rispettose dei diritti e dell’ambiente, e non chi propone il massimo ribasso possibile.
f)    Sviluppo dei tavoli con la Provincia e le istituzioni per appalti, facchinaggio, cooperative per monitorare e frenare il selvaggio abbattimento dei diritti minimi essenziali nel lavoro;
 
Ancora occorre esprimere alcune priorità nella determinazione degli impegni operativi dell’Ente locale:
 
1)    priorità alla costruzione di case popolari pubbliche per giovani, studenti, lavoratori;
2)    sviluppo di un piano logistico integrato che non penalizzi e allontani le ditte storiche di trasporto cesenati; progetto di un centro di smistamento per la città, aumentando la zona a traffico limitato e agevolando i corrieri o le attività collettive dirette al centro storico;
3)    Piano di decentramento dei servizi e delle attività culturali nelle circoscrizioni, riducendo la mobilità attraverso la prestazione di servizi decentrati nel territorio (anagrafe, sanità, cultura, sport) – il tutto in un’ottica di miglioramento della qualità della vita;
4)    Rilancio in Hera della raccolta differenziata porta a porta, e delle attività industriali di riciclo e riutilizzo industriale dei materiali di scarto;
URBANISTICA
 
L’Agenda 21, ossia le cose da farsi nel 21° secolo, approvata nel 1992 dalla conferenza mondiale di Rio de Janeiro, definisce l’aria, l’acqua ed il suolo come beni comuni finiti, e individua nella partecipazione dei cittadini la condizione necessaria per stabilire le strategie opportune.
La Carta di Aalborg, approvata nel 1994 e chiamata “Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile”, definisce gli impegni per l’attuazione dell'Agenda 21 a livello locale necessari per un modello urbano sostenibile.
Il Protocollo di Kyoto, approvato nel 1998 e finalizzato alla diminuzione delle emissioni dei gas responsabili del riscaldamento del pianeta, costituisce una logica conseguenza di quanto sopra riportato.
Il comune di Cesena, con propri atti deliberativi, ha aderito sia ad Agenda 21 sia alla Carta di Aalborg impegnandosi, in tal modo, ad attuare politiche sociali ed urbanistiche coerenti e, per quanto in suo potere, a contribuire alla diminuzione dei gas serra.
Il territorio comunale rileva storicamente la più alta percentuale di case sparse dell’intera Emilia-Romagna, perché gli alti valori produttivi dei terreni agricoli e i loro specifici prodotti hanno consentito insediamenti abitativi con limitate estensioni fondiarie, dando luogo ad un intenso rapporto fra la casa della famiglia contadina ed il fondo agricolo.
In Italia sembra che si consumino ogni anno 100.000 ettari di terreno agricolo, a fronte della Germania (obiettivo prefissato per le trasformazioni urbanistiche: 11.000 ettari) e dell’Inghilterra (8.000 ettari).
La Variante Generale al PRG di Cesena, ossia l’attuale strumento urbanistico, prevede che nel prossimo decennio siano trasformati 250 ettari di terreno agricolo per destinazioni residenziali ed altrettanti per destinazioni produttive. Quest’ultima quantità è pari al 50% delle aree produttive costruite a Cesena nella sua storia .
La compresenza di importanti infrastrutture stradali (via Emilia, Secante, Autostrada ed E45), la voglia di nuove (ad esempio la cosiddetta via Emilia bis, inutile per la mobilità e dannosa per
l’ambiente), l’esistenza di servizi a livello superiore, la specifica realtà agroalimentare hanno contribuito a far sì che l’offerta di terreno edificabile sia di tal portata per cui, di fatto, diventa sempre meno riconoscibile la zonizzazione del territorio. Chi riesce a dire dove finisce la periferia della città e dove inizia la campagna? E quale periferia sta mai nascendo dalla trasformazione dell’esistente visto che la città consolidata, cresciuta negli anni ’50, a seguito di altissimi indici edificatori vede sorgere condomini là dove esistevano case mono o bifamiliari lungo strade di lottizzazione larghe appena 5 metri?
E però il bilancio comunale ne “beneficerà” sicuramente, visto che i proventi dagli oneri di urbanizzazione e dal costo di costruzione dei fabbricati saranno utilizzati non solo per spese di investimento, come previsto originariamente dalla legge istitutiva, ma anche per le spese correnti.
Intanto, la mancanza di una legge nazionale che regolamenta l’uso dei suoli fa sì che si individuino soluzioni per il reperimento degli standars urbanistici (verde, parcheggi,…) complesse ed a rischio di legittimità (la perequazione).
Mentre una pressochè nulla attenzione governativa all’edilizia pubblica rende precaria la situazione di chi cerca un alloggio a prezzi rapportati ai propri bassi redditi.
Proprio per questo è sempre più urgente che la Regione, in attuazione della finanziaria 2008, inserisca nella propria legge urbanistica l’obbligo di prevedere l’edilizia pubblica fra gli standards obbligatori da cedere al comune.
Ecco, il PRG potrebbe essere rivisitato a partire proprio da queste osservazioni.      
 
GIOVANI
 
Centri aggregazione in quasi tutti i quartieri, escluso il centro urbano, con precedenza a quelli più periferici. Quindi assunzione degli educatori, co.co.co. forniti da coop ed impiegati alcuni da anni precariamente, per non perdere professionalità maturate e competenze acquisite.
 
Promozione dell’incontro tra domanda/offerta/formazione per creare posti di lavoro a tempo indeterminato, a beneficio, oltre che dei giovani e delle donne disoccupati, anche delle piccole imprese, che non hanno le risorse per pagare la formazione per la mano d’opera di cui necessitano. Come fare? Il Comune con un questionario a tutti gli operatori economici del territorio può conoscerne i bisogni nel breve-medio termine (1, 2 o 3 anni) e quindi accordarsi con gli enti di formazione e diffondendo richieste e proposte formative ai giovani.
 
 
PARI OPPORTUNITA’
Bilancio di genere, con la partecipazione del Forum delle donne e del Coordinamento delle associazioni delle donne provenienti da altri paesi
 
 
CITTADINANZA ATTIVA – PARTECIPAZIONE POLITICA
Bilancio partecipativo da promuovere.
 
 
SANITA’
I sindaci devono esercitare con consapevolezza le funzioni, loro attribuite dalle leggi, di programmazione sanitaria, lasciando alla direzione AUSL la gestione.
In particolare, i sindaci devono imporre uno spostamento di risorse e di impegno verso la prevenzione ( Dipartimento di sanità pubblica, che comprende la Medicina del Lavoro ed il controllo sull’alimentazione, come HCCP, sofisticazioni, ecc.).
 
Si esprime un parere negativo circa l’accorpamento delle due Aziende sanitarie di Forlì e Csena. Il rischio che avvertiamo come reale e grave è quello che non solo si vada ad istituire una mega sovrastruttura aziendale che, rischia di penalizzare soprattutto la realtà cesenate, ma soprattutto “Area Vasta” non sostituisce l’esigenza di puntare al meglio su serviza che occorre garantire in ogni territorio come per esempio i Pronti Soccorso.
 
VOTA BAREDI